I Benefici del Coaching

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Che volete, dopo una dozzina d’anni avrei un’aneddotica notevole. Ma se devo proprio scegliere, ci sono tre casi a cui sono rimasto particolarmente affezionato. Non voglio entrare nei dettagli tecnici, anche per motivi di spazio. Ma ciò che li accomuna tutti – e che accomuna tutti i percorsi di Coaching correttamente impostati e gestiti – è che furono i clienti (Giulia, Bortolo, Anna: i nomi sono immaginari), ad elaborare le strategie e le tattiche vincenti nelle loro situazioni concrete. Furono loro a inventarsi i comportamenti più efficaci per raggiungere i propri obiettivi.

E si trattò sempre di azioni e comportamenti che sentivano propri: non solo perché li avevano pensati loro, ma anche perché erano perfettamente compatibili con le loro personalità, i loro stili, i loro assetti mentali ed emozionali.

  1. Una brillante Marketing Manager. Parlo di una signora brillante davvero, la chiamerò Giulia, che lavora anche lei in una Casa farmaceutica. Molto competente, con un grande potenziale, dopo la sua fresca nomina era però in difficoltà con una squadra nuova, in cui tra l’altro c’erano colleghi più anziani di lei, verso i quali temeva di essere percepita come una usurpatrice. Insomma, doveva consolidare una leadership. Fu molto brava: seppe, nell’arco del suo Coaching, individuare da sola i comportamenti quotidiani più adatti per far sentire tutti più responsabili e collaborativi tra loro. Elaborò strategie che l’aiutarono a vincere la sua ritrosia nel delegare. Riuscì ad affrontare le riunioni con i propri superiori con autorevolezza, anziché preoccupazione. Tutti i suoi capi oggi la stimano. E anche i suoi collaboratori.
  2. L’enologo impulsivo: lo chiameremo Bortolo: grande esperto di vini e viti, gestiva una tenuta di 600 ettari in Sardegna, per un celeberrimo marchio italiano, ed aveva un carattere impulsivo. Originario della Bergamasca, era solito rivolgersi alle maestranze con toni e parole non sempre rispettosi, specie se si arrabbiava. Persino i Sindacati se ne erano lamentati. L’ HR manager centrale, a Milano, constatato che l’uomo era consapevole del problema, gli propose un percorso di coaching, che accettò con entusiasmo. Dopo sole otto sessioni sulle dodici previste, il cambiamento fu tale che l’HR manager, durante una sua visita in Sardegna, fu avvicinato da un sindacalista, che gli disse: “ma cosa avete fatto a Bortolo? E’ completamente trasformato, adesso con lui ci si può parlare! Non perde più la pazienza, non si permette più imprecazioni e insulti. Adesso è davvero tutta un’altra musica!”
  3. La signora vessata. Anna, nome di fantasia, era capo contabile della filiale italiana di una Casa farmaceutica estera. Il suo capo, che chiameremo Mariani, era il Chief Financal Officer, e da un po’ sembrava uscito di senno. Vedeva complotti ovunque, si era convinto che Anna tramasse alle sue spalle per prendere il suo posto (assurdo: se Anna aveva un problema, caso mai, era quello di sottovalutarsi). A un certo punto Mariani prese a dare in escandescenze per cose di pochissimo conto. Un giorno arrivò persino a spingere Anna violentemente contro un muro. La direzione voleva intervenire ma sapete bene che in questi casi non si può giungere a soluzioni radicali immediatamente, occorrono mesi di preparazione. Nel frattempo, mi pregarono di aiutare Anna, che comprensibilmente era piuttosto stressata e depressa, con del Coaching, per farle sopportare meglio una situazione oggettivamente ansiogena. Bastò dirle, a un certo momento: “Anna, la prego, non parliamo più di Mariani. Parliamo di come lei possa affrontare questa situazione”, per vederla rifiorire. Finale della storia: Mariani non lavora più in quell’azienda, e al suo posto ora c’è … Anna, proprio lei. E il Direttore Generale è contentissimo.

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