Il Corporate Coaching

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Per definizione, il Corporate Coaching si verifica quando un’azienda, un’organizzazione, offre un percorso di Coaching a un proprio collaboratore. Come nel Coaching rivolto agli adolescenti, il committente e il cliente/Coachee sono persone diverse. Mentre di solito il cliente si rivolge per libera scelta ad un Coach, in questo caso gli obiettivi del committente e del Coachee possono divergere. Questo rende particolarmente delicato il ruolo del Coach.

Nel Corporate Coaching, semplificando molto, si può dire che al Coach si pongono due problemi in realtà: da un lato, l’atteggiamento mentale del committente verso il Coachee (e verso il Coaching in generale come vedremo), e dall’altro l’atteggiamento mentale del Coachee.

Il committente: a parte la felice situazione in cui si offre il Coaching a qualcuno perché si vuole puntare sul suo potenziale, più spesso lo si fa con un chiaro intento correttivo verso vere o presunte carenze del Coachee rispetto al suo ruolo in azienda. In qualche caso, il ricorso al Coaching rappresenta l’ultima spiaggia, l’estremo tentativo che l’azienda attua per salvare una persona dal licenziamento – o per deciderlo, con un seminascosto fine valutativo. Più il committente ricorre al Corporate Coaching per frustrazione di precedenti azioni correttive, più forte è il rischio che le “vere” sue intenzioni verso il Coachee si palesino più o meno esplicitamente, mettendo il Coachee stesso nelle peggiori condizioni psicologiche per ingaggiarsi nel percorso di Coaching – da un lato – ed esponendo il Coach – dall’altro – al rischio di violazione del codice etico (il Coaching non può mai avere finalità valutative).

Il Coachee: non avendo preso personalmente l’iniziativa di avviare il Coaching, bensì essendoselo sentire proporre (talvolta persino imporre) dall’azienda, può vivere inizialmente una situazione di potenziale disagio, se non di diffidenza, che va dalla cauta curiosità sino al rifiuto più o meno esplicito. Moltissimo dipende, in questo senso, dalle modalità con le quali il Coaching gli è stato presentato dai suoi capi. E spesso sono proprio i capi a neutralizzare a priori l’efficacia del Coaching, semplicemente presentandolo per ciò che non può essere.

Quello che il Coach deve tener ben presente è che dipende però anche da lui, chiarire scrupolosamente al committente la natura del Coaching, le sue finalità, e concordare con lui la metodologia da utilizzare per preparare psicologicamente il Coachee nel modo migliore.

La cosa ha una sua complessità, ed è per questo che noi, come società di Coaching, abbiamo sperimentato un approccio efficace, che abbiamo codificato in alcuni “protocolli di Corporate Coaching” specificamente finalizzati a risolvere questi problemi.

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