I Paradigmi bloccanti: i pensieri autolesionisti

paradigmi bloccanti

Accorgersi d’aver coltivato per anni una convinzione sbagliata, non deve indurci a credere di essere “cattivi”, “paurosi”, o stupidi. Siamo, infatti, semplicemente persone. E come tali, guarda un po’ che strano, abbiamo debolezze e fragilità, incorriamo in errori. Ci agitano emozioni che vanno dalle più nobili alle più animalesche. Abbiamo pensieri che ci fanno bene, e altri che ci fanno male. Nel momento in cui riconosco a me stesso la liceità del mio essere e la necessità di governarlo, anziché giudicarmi negativamente posso considerare positivo il fatto di aver scoperto un punto sul quale posso lavorare per migliorarmi.

Spesso avviene infatti, nella nostra pratica professionale, che il Cliente, avendo guardato con sincerità alle forze che lo hanno frenato nel suo sviluppo, avverte visibilmente un senso di sollievo, purché l’ambiente del Coaching – ed il Coach per primo, ovviamente – sia accogliente e non giudicante.

Le vicissitudini dell’esistenza possono accendere in noi delle forze che innescano delle crisi di Autogoverno, bloccandone il naturale processo: allora la persona entra in sofferenza: sente la spinta emozionale per raggiungere un superiore livello di benessere o ripristinarlo, ma avverte con chiarezza che qualcosa al suo interno costituisce, appunto, un blocco, che se irrisolto può essere dolorosissimo, al punto che talvolta l’individuo rinuncia a perseguire il proprio benessere, pur di far tacere dentro di sé un desiderio che considera non realizzabile. E a costruire tutta una serie di pensieri che giustificano sul piano cognitivo, nobilitandola persino, tale fuga dal sogno. Troveremo così una persona che orienta il suo comportamento, ormai non più del tutto consapevolmente, secondo una serie di “paradigmi”.

Un paradigma è una convinzione così radicata che non siamo nemmeno più consci di averla. I paradigmi sono scorciatoie cognitive che il cervello crea ed usa per semplificarsi il lavoro. Di norma sono utilissimi. Se mi alzo di notte al buio, per andare in cucina a bere un bicchiere d’acqua, non ho bisogno di chiedermi ogni volta quale percorso debba fare per raggiungere la cucina: ho un paradigma utile che mi dice, appena uscito dalla camera da letto, di girare a sinistra, percorrere il corridoio, attraversare il soggiorno. La mattina, appena sveglio, non ho bisogno di verificare se anche oggi il sole sorgerà. Lo so già. E questo è un paradigma utile (altrimenti, sai che angoscia ogni mattina…). Arrivo in ufficio, accendo il PC e non ho bisogno di chiedermi se sarò in grado di utilizzarlo. Me lo sono già dimostrato migliaia di volte. E questo paradigma: “io so usare il mio PC” mi è utilissimo e rassicurante.

Accanto a quelli utili, ci sono però paradigmi dannosi. Alcuni sono delle solenni corbellerie. “Non sono in grado di imparare a nuotare dove non si tocca” è per esempio un’emerita sciocchezza, dal momento che il proprio peso specifico è lo stesso di ogni altro essere umano, e se uno consentisse a sé stesso di superare la sua paura ci riuscirebbe benissimo.

Ci sono paradigmi di varia natura, come quelli totalizzanti: “sono un incapace” trae origine da tentativi falliti in qualche ambito, ma non esser riusciti ad apprendere qualcosa non significa affatto di essere incapaci, in generale, di apprendere. “Io non capirò mai le donne” (o gli uomini, è lo stesso), è un’altra stupidaggine che uno racconta a sé stesso per giustificare il proprio disinvestimento energetico dal comunicare con loro – e non di rado i propri pregiudizi.

Altri paradigmi ancora tradiscono una paura elevata a sistema: “non mi fido dell’azienda in cui lavoro” (o peggio, delle aziende in generale, o di qualunque categoria umana), oppure “ogni volta che ho provato questa cosa ho dovuto pentirmene”.

In realtà, non esiste persona al mondo, probabilmente, del tutto priva di paradigmi fallaci e dannosi. Se qualcuno dice “io sono una persona che non ha pregiudizi”, ecco: sta utilizzando, quasi certamente, un paradigma dannoso…

Di regola, dietro a una crisi di Autogoverno, esistono paradigmi dannosi. Portarli alla luce con il Coachee, e farglieli riconoscere come tali, è il presupposto per farglieli superare e far sì che finalmente si conceda il permesso di sognare.

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