Perché non riesco a correggermi? La crisi di Autogoverno

La nozione di Autogoverno può essere descritta come la capacità di esercitare consapevolmente ed efficacemente la responsabilità sulla propria vita e sulle proprie azioni; essa presuppone e comprende, naturalmente, anche la capacità di prendere le redini di sé di fronte ai pensieri e alle emozioni che attraversano la mente ed il corpo.

In altre parole, autogovernarsi significa saper ascoltare ciò che avviene dentro di noi in relazione agli stimoli che ci provengono dall’ambiente, saper riconoscere con sincerità i propri pensieri ed emozioni senza censure o infingimenti con sé stessi, e scegliere coscientemente di assecondare, o dirigere, o correggere, tali pensieri ed emozioni. Bisogna realisticamente riconoscere che per integrarci in un ambiente sociale, e per avere successo al suo interno raggiungendo i nostri obiettivi di felicità e benessere, dobbiamo anzitutto vincere una lotta con la parte più passiva, pessimista, autocommiserante (o, al contrario, narcisista, aggressiva, sopravvalutante) di noi stessi.

Per questo, l’autogoverno presuppone un continuo dialogo interiore, e di una sincerità assoluta con sé stessi; ma perché questa sincerità esista, è necessario che ci poniamo in ascolto delle nostre paure, frustrazioni, rabbie, desideri, pulsioni, convinzioni, eccetera, senza giudicarci per il solo fatto che ci sono proprie.

Siamo, infatti, semplicemente umani. Persone. E come tali, guarda un po’ che strano, abbiamo debolezze e fragilità, incorriamo in errori. Ci agitano emozioni che vanno dalle più nobili alle più animalesche. Nel momento in cui riconosco a me stesso la liceità del mio essere e la necessità di governarlo, anziché giudicarmi negativamente posso considerare positivo il fatto di aver scoperto un punto sul quale posso lavorare per migliorarmi.

Spesso avviene infatti, nella nostra pratica professionale, che il Cliente, avendo guardato con sincerità alle forze intrapsichiche che lo hanno frenato nel suo sviluppo, avverte visibilmente un senso di sollievo, purché l’ambiente del Coaching – ed il Coach per primo, ovviamente – sia accogliente e non giudicante. Tuttavia, le vicissitudini dell’esistenza possono accendere in noi delle forze che innescano delle crisi di Autogoverno, bloccandone il naturale processo.

Ecco allora che la persona entra in sofferenza: sente ancora la spinta ad “andare oltre” per raggiungere il benessere o ripristinarlo, ma avverte che qualcosa al suo interno costituisce, appunto, un blocco, che il Coaching Umanistico chiama Crisi di Autogoverno. Questo blocco può essere assai faticoso e dolorosissimo, al punto che talvolta l’individuo vi si rassegni, pur di far tacere dentro di sé un desiderio che considera non realizzabile. A volte, tale rinuncia è così devastante da innescare delle vere e proprie patologie, come ad esempio la depressione, ma se come Coach siamo arrivati in tempo – e per fortuna succede molto spesso – abbiamo molto da dare al nostro Cliente.

La crisi di Autogoverno, quindi, non è una semplice difficoltà nel superare un ostacolo interiore: trovare nel Coachee questa difficoltà è assolutamente la regola, e anzi molto spesso l’averla scoperta è proprio la ragione di base che ha portato il Cliente a rivolgersi a noi. La crisi di Autogoverno è piuttosto un insieme di pensieri ed emozioni più complesso, e certamente più solido e resistente, che ha impedito a lungo finora – e tuttora impedisce – alla persona di ispirarsi al Sogno, di cambiare prospettiva, di poter tornare a credere di poter sfidare sé stessa – almeno relativamente all’argomento del percorso di Coaching.

La soluzione per lo sblocco dell’Autogoverno è, fondamentalmente, una sola: conferire senso ad agire in una nuova direzione. Ma questa nuova direzione va immaginata, sognata, desiderata, trasformata in obiettivo – in quest’ordine. È precisamente il processo che conduce prima a vedere e descrivere il Sogno, e poi a tradurlo in traguardi da raggiungere. Solo che se siamo davanti a una vera e propria crisi di Autogoverno, il Cliente deve prima accordarsi il permesso di sognare: di calarsi cioè in una realtà futura felice, in una identità più piena ed appagante, più libera, forte e matura.

Perché l’Autogoverno entra davvero in crisi quando la persona inizia a negarsi quel permesso, rassegnandosi alla rinuncia, per smettere di soffrire. E a costruire tutta una serie di pensieri che giustificano sul piano cognitivo, nobilitandola persino, tale fuga dal Sogno. Troveremo così una persona che orienta il suo comportamento, ormai non più del tutto consapevolmente, secondo quei “paradigmi” di cui abbiamo parlato nel post precedente.

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