I 6 valori universali nel Coaching Prossemico

Martin Seligman (New York, 1942) , è il fondatore della psicologia positiva. Egli partì dalla constatazione che la psicoterapia ha sempre concentrato il suo sforzo sulla malattia della mente, sul disturbo, sempre focalizzata cioè sul disagio, sul malessere, sulla sofferenza. Ebbene, dice Seligman, serve una psicologia positiva, che esplori e definisca la salute mentale, il cui sintomo inequivocabile è la serenità derivante dall’equilibrio. Seligman ha quindi cercato di identificare i tratti del carattere che predispongano al benessere. Come in medicina è noto che lo stile di vita può indurre od ostacolare l’insorgere di molte malattie, allo stesso modo l’igiene mentale coincide con pensieri, atteggiamenti, comportamenti che favoriscano il benessere psichico.

Ma l’intuizione geniale di Seligman risiede nel metodo che egli ha seguito per identificare tali comportamenti: con un gigantesco lavoro di ricerca documentale e antropologica, egli ha analizzato nelle principali culture di ogni tempo e di tutto il globo, quelli che vengono universalmente riconosciuti come virtuosi. Il concetto di Virtù come strada per la felicità è infatti, come abbiamo visto, alla base di filosofie e religioni antiche e provenienti dalle regioni più disparate del mondo. Seligman studiò così il Corano, la Bibbia e gli Upanishad, il Tao e il Buddhismo, le culture dei popoli primitivi e la filosofia moderna, eccetera.

La conclusione, folgorante, fu che esistono sei Virtù, denominate infatti “High Six”, da sempre riconosciute tali dall’Umanità intera – sia pure con qualche differenza di peso e significato tra le varie culture. Esse sono il Coraggio, l’Amore, la Giustizia, la Temperanza, la Saggezza e la Trascendenza. Ogni persona sana le conosce e le possiede, sia pure in misura diversa, e le vive con modalità proprie: ognuno ha il suo modo di essere coraggioso, saggio, e così via.

Se conosco il mio modo di fare uso delle virtù, posso assecondarlo, allenandole così nelle diverse circostanze. Potenziandole, otterrò un grado di felicità e salute mentale via via più profondo, ricco e solido, fino a trasformarle, da “potenzialità” che erano, in veri e propri “poteri”. Ogni tratto della nostra personalità è insomma una caratteristica che contribuisce a identificarci e differenziarci come individui irripetibili ed unici. Sta a noi imparare a farne buon uso… ad esempio il coraggio può essere uno strumento formidabile ma anche trasformarsi in incoscienza. Essendo però presente in ciascuno, esso è comunque una potenzialità, che diviene potere nella misura in cui l’Uomo lo padroneggia in modo appropriato.

Proseguiamo con Albert Bandura, psicologo canadese (1925): è il padre del concetto di autoefficacia, che per noi Coach è assolutamente centrale, dato che significa “capacità di agire su sé stessi”. Bandura ha dedicato tutta la sua esistenza ad approfondire la causalità circolare tra autoefficacia reale e percepita: più mi considero capace di lavorare su me stesso con efficacia, più mi porrò sfide di miglioramento ed obiettivi più importanti, divenendo davvero ancor più auto efficace. Ma se invece penso di non essere in grado di cambiare qualcosa di me, disinvestirò energie nel tentativo di migliorarmi, inaridendo progressivamente la mia stessa autoefficacia reale.

Ecco far capolino ancora una volta l’influenza nefasta dell’Ego auto giudicante… Di passaggio, vale solo la pena osservare come l’autoefficacia percepita non vada confusa con il concetto di autostima. L’autostima infatti è un ambito psico cognitivo avente a che fare con il generico “piacersi”: nella misura in cui mi piaccio come persona – per il mio aspetto, la mia intelligenza, e così via – indipendentemente dalla fondatezza del mio piacermi, ho autostima. Concetto delicato e soggettivo quant’altri mai, dato che il verbo piacere è tra i più opinabili.

Noi Coach, diciamolo chiaro, non ci occupiamo di autostima, che semmai è terreno per la psicologia ma di autoefficacia.

Ma avremo modo di tornare sui limiti del Coaching e sui confini che lo separano della psicologia. Qui ci preme piuttosto un’ultima riflessione.

Anche una persona felice può conoscere il dolore, la sconfitta, la frustrazione, la tristezza, la rabbia, e così via. Allo stesso modo, una persona profondamente infelice può occasionalmente sentirsi pervasa da gioia irrefrenabile. Magari perché ha vinto a una lotteria milionaria comprar celebrex. O perché la sua squadra è diventata campione del mondo. O perché ha incontrato un amore corrisposto.

La felicità, quindi, non è uno stato d’animo, ma una risorsa. Probabilmente, la più importante di cui possiamo disporre.

In questo senso, noi Coach siamo esploratori dell’Essere Umano per scoprire con lui le sue fonti di felicità. Siamo Andronauti che cercano e sviluppano felicità. È bella, la vita del Coach.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *