I livelli neurologici di Dilts nel Coaching Prossemico

(parte dei contenuti tratti dal nostro Ebook “Introduzione al Coaching Prossemico”)

Robert Dilts, studente e poi collega di Richard Bandler e John Grinder, e che ha studiato personalmente con Milton Erickson e Gregory Bateson, è universalmente considerato tra i maggiori studiosi della Programmazione Neurolinguistica fin dai suoi albori, applicandone i principi alla salute e all’apprendimento professionale, sia come consulente, sia come trainer.

Data l’autorevolezza del personaggio, troviamo giusto parlare dei suoi livelli logici citandolo direttamente (R.Dilts, Il Manuale del Coach, Alessio Roberti Editore, 2003).

“La nozione di livelli logici si riferisce al fatto che alcuni processi e fenomeni vengono creati dalle relazioni tra altri processi e fenomeni. Ogni sistema di attività è un sottosistema contenuto in un altro sistema, e così via. Questo tipo di relazione tra i sistemi produce differenti livelli di processi, a seconda del sistema in cui si sta operando. La struttura del nostro cervello, la lingua e i sistemi sociali formano delle gerarchie naturali o livelli di processi.

Ne è un semplice esempio la velocità di un’automobile. La velocità è funzione della distanza che il veicolo percorre in una determinata quantità di tempo (per esempio, 10 km all’ora) lasix netistä. Così, la velocità è la relazione tra la distanza e il tempo. Si può dire che la velocità dell’auto nello spostarsi dal garage all’autostrada si trovi ad un livello diverso rispetto alla macchina, ala garage, all’autostrada o all’orologio, poiché è una proprietà della relazione tra tali elementi (e non esiste senza di essi).

Analogamente, la redditività di un’azienda è su un livello diverso da quello dei macchinari utilizzati da quell’azienda; e un’idea si trova su un livello differente rispetto ai neuroni del cervello che producono quell’idea. (…)

Quando seguivo da studente le sue lezioni di Ecology of Mind, appresi da Bateson quanto fosse importante considerare i tipi e i livelli logici in tutti gli aspetti della vita e dell’esperienza.(…)

Avevo anche cominciato a lavorare con le convinzioni delle persone e i loro sistemi di convinzioni. Diventò a mano a mano evidente che questi ultimi non costituivano semplicemente un altro tipo di strategia, bensì, spesso, tendevano a operare su determinate strategie.”

I livelli che Dilts ha identificato sono Ambiente – Comportamento – Capacità (competenze) – Convinzioni e Valori – Identità. E al riguardo egli annota (cit.):

“queste distinzioni mi sono sembrate ancora più convincenti quando mi è venuto in mente che corrispondevano alle sei fondamentali domande che iniziano con la W e che usiamo per organizzare le nostre vite: dove (where), quando (when), cosa (what), come (how, la domanda con la W alla fine), perché (why) e chi (who).”

Ambiente: dove? Quando?

Comportamento: che cosa?

Capacità (competenza): come?

Convinzioni e valori: perché?

Identità: chi?

Nel dettaglio, quando parla del suo ambiente, il cliente del Coach descrive la situazione a lui esterna, cioè il dove e il quando gli accadono (o sono accadute o crede che accadranno) le cose.

Passando a parlare dei comportamenti, egli ci dice che cosa fa o ha fatto o si propone di fare o crede che farà/farebbe in quell’ambiente o situazione.

Nella sfera delle capacità, passerà a parlare del come le cose vadano fatte o andrebbero fatte, di quali altri comportamenti potrebbe attuare in alternativa, e se se ne ritenga capace.

Al quarto livello ecco comparire i valori e le credenze del Coachee, in cui egli si dà spiegazioni (i “perché”) inerenti a ciò che descrive nei tre livelli inferiori: queste spiegazioni possono essere di valore (“faccio così perché credo sia giusto”, “succede questo perché gli altri ritengono sia giusto”, “mi è accaduto perché me lo sono meritato”), o cognitive (“mi comporto così perché sono una donna”, “reagiscono così perché non comprendono”).

Ma al di sopra, e all’interno ancora, troviamo l’identità della persona: che contiene tutte le idee, le credenze, le convinzioni, le percezioni che riguardano l’immagine che ha di sé stessa oggi, o che vorrebbe avere nel futuro.

Infine, la sfera più profonda, intima, elevata è lo scopo della sua vita, per chi o per cosa ritiene di dover continuare a esistere e agire, ed è ciò che conferisce senso, in ultima analisi, al suo stesso essere al mondo.

Questo contributo di Dilts può essere assai utile per il Coach, laddove rappresenta un potente strumento per superare i blocchi interiori del cliente. Supponiamo che la persona abbia un paradigma bloccante al livello dell’ambiente: “succede sempre così” è un paradigma bloccante, perché preclude ogni tentativo di modificare le cose. Possiamo allora chiedergli quali comportamenti egli scelga di norma, o abbia scelto sinora, per affrontare quella situazione, tracciando così un primo bilancio sulla loro efficacia: se, evidentemente, non sono stati efficaci, l’ovvia conseguenza è che bisognerebbe tentarne di diversi.

C’è poi chi sa che dovrebbe agire diversamente, e sa anche – in teoria – come fare. Solo che non se ne ritiene capace: il blocco qui è al livello delle capacità. Facciamolo allora salire di un livello, conducendolo ad esplorare la sfera delle credenze: perché crede di non essere capace? Perché ha provato a imparare senza riuscirci? Forse si potrà riprovare, con altre modalità. In fondo, imparare è un percorso che passa sempre attraverso errori ed insuccessi.

Ma può darsi anche il caso che non ritenga di voler imparare qualcosa perché lo percepisce alieno dalla propria identità e allora lo descrive come estraneo a ciò che egli crede o vuole essere. In questo caso occorre esplorare in cosa consista questa (almeno apparente) contraddizione tra ciò che dovrebbe fare e ciò che egli desidera essere o pensa di essere. Ad esempio, molti pensano di non poter esser coraggiosi perché sentono forte la paura. Ma il coraggio non consiste nel non sentirla (‘ché anzi essa è utile), bensì nel superarla. Essendo la paura utile in sé, si tratta di allearsi con essa, anziché subirla fuggendo con la rinuncia.

Infine, può capitare che il conflitto sia motivato da un contrasto esistente tra ciò che la persona dovrebbe fare per uscire da una certa situazione e ciò che appartiene alla sua sfera più intima, quella dello scopo della sua vita. Può darsi persino che ci si imbatta in persone che non sanno esprimere tale scopo. Ma lo si può sempre ri-costruire, ritrovandolo nell’archivio delle rinunce … Tuttavia, è più frequente trovare che il comportamento che sarebbe necessario, strida con delle convinzioni inerenti alla propria spiritualità, come nel caso della persona che ha votato sé stessa alla Famiglia, per cui l’idea stessa del divorzio è vissuta come “la fine del Tutto”, ma deve pur ammettere che il suo matrimonio è finito.

In casi come questo, il senso del percorso di Coaching può essere quello di verificare se il Coachee possa accettare una nuova idea di convivenza in un rapporto che non gli dà nulla, un’idea che possa divenire progetto e che possa rendere di nuovo accettabile e anzi positiva l’idea del futuro in quella situazione (la coppia aperta?), oppure in che modo, con quale percorso possa accettare questa nuova situazione e ripristinare il senso della propria vita “per una famiglia” che non comprenda la convivenza – o di costituire una famiglia con qualcun altro, eccetera.

Sia come sia, è ora evidente che, finché il Cliente viene lasciato a descrivere senza fine le frustrazioni che sono proprie del livello nel quale non riesce a progredire, non c’è verso di fàrnelo uscire. Soltanto salendo, addentrandosi via via più in profondità nell’esplorazione dei livelli di Dilts, può trovare una via d’uscita.

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