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Manager allo specchio:imparare ad ascoltarsi evitando errori

ascoltarsi

Constatare di aver sbagliato senza ascoltarsi è il primo passo. Ma fermarsi a questo non serve: conduce solo a sentirsi in colpa. Come trasformare un insuccesso in una esperienza? Anzitutto capendo perché si è sbagliato. Questo implica una riflessione su sé stessi, il che significa ascoltarsi o ascoltare se stessi. Quali pensieri ed emozioni hanno determinato il nostro comportamento, o la nostra decisione?

allo specchio

Perché è importante ascoltare sé stessi?

La tentazione di ciascuno, davanti a un insuccesso o a un errore, è istintiva: consiste nel cercare di autoassolversi con delle attenuanti. Per ragioni culturali, storiche, educazionali che sarebbe lungo affrontare qui, la frustrazione (ed il senso di colpa, a volte) sono le emozioni sgradevoli che ci spingono a cercare una via d’uscita puramente mentale… Tuttavia, anche quando l’esame di coscienza ci offre fondate ragioni per sentirci “innocenti”, esso non fornisce di per sé alcuna indicazione sul da farsi.

In realtà, il tentativo di autoassolversi parte da una domanda sottintesa, che è decisamente fuorviante: “è stata colpa mia?”, o peggio: “Di chi è la colpa?” Trovare il colpevole, o assolversi, significa solo formulare un giudizio sul passato. A chi serve?

Colpa e responsabilità

Nella mia più che trentennale pratica di consulente e coach in azienda, non ricordo una sola volta in cui l’aver trovato il colpevole di un errore abbia poi portato, di per sé, a migliorare la situazione in futuro.

È molto più utile cambiare il tenore della domanda: “Cosa posso fare io, nella mia posizione, per cambiare la situazione in modo che l’errore o l’insuccesso non si ripeta?”

Assumersi la responsabilità infatti, non significa “addossarsi una colpa”: significa farsi carico della questione in prima persona. E se sei un manager, e l’errore o l’insuccesso in questione ha dei riverberi sull’area di tua competenza, in qualche modo lo devi fare: fa parte del tuo ruolo. È una tua responsabilità, appunto, anche se fosse chiaro che “non è stata colpa tua”. E qui ci possono essere due categorie di situazioni…

  1. Partiamo da una constatazione semplicemente realistica: se qualcuno della tua area di responsabilità ha mancato, ha fallito, ha sbagliato insomma, questo ti riguarda. Però ti riguardava anche prima. Cosa avresti potuto fare di diverso per evitare che accadesse? Delegare la cosa a un’altra persona? Controllare meglio il suo operato? Spiegarti meglio? E ancora più a monte: cosa ti ha portato a delegare alla persona sbagliata, o a non controllare a dovere, o a spiegarti nel modo giusto?
  2. Se invece sei proprio tu, in prima persona, ad aver sbagliato, è inutile sentirsi in colpa (solo chi non lavora non sbaglia mai): è molto meglio chiedersi che cosa, dentro di te, ti abbia portato a sbagliare.

Come vedi, in entrambi i casi ci si deve interrogare e ascoltarsi dentro

Cosa vuol dire ascoltarsi?

Potrà sorprendere qualcuno ciò che sto per dire, ma le nostre decisioni non sono mai esclusivamente razionali. Ed è un bene. Decidiamo di fare “A” o “B” perché una delle due (o più) alternative ci sembra migliore, e ci sembra migliore perché ci pare rispondere meglio a una precisa scala di valori che è nella nostra testa. Una scelta ci sembra più coraggiosa, o prudente, di un’altra. Oppure ci sembra più “umana”, o più ambiziosa, o più equa, eccetera.

Se ci pensi bene, non è stato un ragionamento esclusivamente razionale: a un certo punto abbiamo “sentito” dentro di noi che era più equa, o coraggiosa, eccetera. A volte questo meccanismo emotivo-istintuale può essere fuorviante, ma di solito funziona bene (altrimenti le nostre vite sarebbero dei disastri completi …).

Se quanto abbiamo scelto di fare, se il modo in cui ci siamo comportati si è rivelato inefficace, cosa è andato storto?

Magari non abbiamo voluto ascoltare una voce interiore che ci stava avvertendo del pericolo (e in questo caso la voce delle emozioni aveva ragione)? Oppure abbiamo capito che il coraggio era la scelta giusta, ma abbiamo esagerato e siamo stati imprudenti? O ancora, la scelta era giusta in sé, ma abbiamo sbagliato il modo di applicarla? O infine, semplicemente, travolti da mille cose, non ci siamo dedicati a dovere a seguire la faccenda (e allora dovremmo interrogarci sulle priorità che diamo alle cose)?

Come si vede anche gli sbagli e gli insuccessi ci dicono qualcosa di noi: basta imparare ad ascoltarci.

Come si fa ad ascoltarsi?

Anche perché Le emozioni di solito non si esprimono in parole. Richiamare alla memoria l’emozione che sentivamo quando abbiamo deciso, capire di che emozione si trattava, e individuare il “messaggio” che l’emozione stessa ci stava lanciando non è semplice.

Per fortuna il nostro cervello è in grado di darci la risposta giusta: a patto però di fargli le giuste domande. E imparare a fare a ni stessi le domande giuste non è semplice.

Ad esempio, se abbiamo fatto una scelta un po’ troppo coraggiosa, assumendoci rischi eccessivi, faremmo bene a chiederci cos’è per noi il coraggio in quelle situazioni, e come lo facciamo andare d’accordo con l’idea della prudenza.

“Sembra facile”, dirai tu. No, non lo è. Si può imparare, sia chiaro, ma imparare da soli è difficile.

Per questo esiste la professione di coach: è quella persona che padroneggia la tecnica che serve a farti le domande giuste, quelle che di norma non ti faresti da solo.

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Link di citazione follow a siti esterni:

https://www.eticamente.net/67672/impariamo-ad-ascoltare-noi-stessi-larte-dellautoascolto.html

https://www.alfemminile.com/psicologia-e-relazioni/ascoltare-se-stessi/

https://www.centroascoltopsicologico.it/2022/10/05/auto-osservazione/

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