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Caratteristiche di un team efficace: gli obiettivi non bastano

In questo articolo, esploreremo le caratteristiche di un team efficace, mettendo in luce come la coesione interna, il rispetto reciproco e la leadership inclusiva giocano un ruolo cruciale nel superare gli ostacoli e nel raggiungere gli obiettivi prefissati. Dal comprendere l’importanza della diversità di pensiero alla gestione efficace dei conflitti, scopriremo come questi fattori contribuiscano a creare un ambiente di lavoro dinamico e produttivo. Un team efficace va ben oltre il semplice stabilire e perseguire obiettivi comuni. La sinergia, la collaborazione e la comunicazione sono elementi chiave che determinano il successo di un gruppo.

La riflessione manageriale ha posto giustamente l’accento sull’importanza di trasmettere al team di lavoro degli obiettivi chiari, misurabili, realistici ma ambiziosi. Tuttavia bisogna riconoscere che questo è un passo importante ma non sufficiente per ottenere un vero lavoro di squadra.

Qual è la differenza tra squadra e gruppo per un team efficace?

Come coach e consulente, mi capita spesso di entrare in una azienda e osservare coloro che dovrebbero far parte di un team efficace, di una squadra. Di solito si tratta di persone che hanno responsabilità diverse, ma paragonabili tra loro: sono top manager, middle manager, capiufficio o capi reparto, e così via.

Da come si comportano in riunione, e non solo, posso farmi una idea della distanza che separa quel gruppo dall’essere una vera squadra. Spesso, essi formano quello che pososo solo chiamare gruppo: un insieme di persone che hanno in comune alcune caratteristiche: per esempio essere tutti dipendenti della stessa azienda, e avere ruoli gerarchicamente simili.

A parte questo,  ognuno lavora e pensa per sé, e si fa portatore di (legittimi) interessi “di parte”: quelli dell’amministrazione, o della produzione, o del commerciale. Sembrano ignari del fatto che dovrebbero lavorare tutti per obiettivi comuni: quelli indicati dall’azienda. Se glieli chiedo, in teoria magari mostrano anche di conoscerli… ma perseguirli davvero tutti insieme è un altro paio di maniche.

Ecco: solo un gruppo che conosce, condivide e persegue sinergicamente gli stessi obiettivi può essere definito squadra, o team per dirlo in inglese.

caratteristiche di un team efficace: dire gli obiettivi non basta

Che per essere squadra, e quindi avere le caratteristiche di un team efficace, si debbano conoscere gli obiettivi dell’azienda, è pacifico. L’errore che si può commettere è pensare che, siccome gli obiettivi sono stati descritti e magari se ne sono anche spiegate le ragioni, questo sia di per sé sufficiente perché tutti, all’unisono, li perseguano convintamente.

Magari fosse così facile: perché una cosa è comprendere razionalmente, in astratto, che sarebbe bene muoversi in una certa direzione per raggiungere una determinata méta. Tutt’altro è sentirla propria, propria davvero. Perché questo implica un salto di qualità: sentirli propri dipende dal fatto che si assegni loro un significato e uno scopo che sia anche nostro e non solo aziendale. Significa provare emozioni positive all’idea di muoversi con i colleghi verso quel traguardo.

Riscoprire le emozioni

Dopo tanti anni di esperienza non mi sorprende più, ma rimane curioso constatare che le aziende che si lamentano della “freddezza” del loro personale verso gli obiettivi aziendali, siano spesso le stesse che vorrebbero negare alle emozioni il ruolo centrale che esse hanno nel determinare la qualità dei comportamenti.

Cos’è infatti la motivazione, se non senso di appartenenza, orgoglio di squadra, valore, significato? Cos’è l’entusiasmo, se non voglia di mettersi in gioco, sfidarsi, aiutarsi a vicenda, altruismo, e  (perché no) anche divertimento? E cosa sono queste se non emozioni? E tali emozioni da dove nascono, se non dal fatto che in un certo obiettivo riconosco una parte di me, lo sento risuonare in me come un valore che mi appartiene nel profondo? Un valore di coraggio, forse. O magari di generosità verso i colleghi. Può darsi che quell’obiettivo mi parli di una decisione aziendale che sento equa, improntata alla giustizia. O all’idea di progresso. O di etica. Genericamente, magari di un futuro migliore, più sereno per tutti.

Non c’è niente di meno entusiasmante che i numeri

Non me ne vogliano coloro che giustamente e per fortuna di tutti sono attenti a basare le proprie decisioni sui fatti e sui dati, però bisogna essere realisti. Nessun diabetico si è mai curato perché gli hanno detto che ha la glicemia di un certo valore. Nessuno è mai riuscito a smettere di fumare solo leggendo le statistiche sul cancro ai polmoni, o a mettersi a dieta semplicemente guardando la bilancia.

Non ci vuole un genio per capire che l’azienda ha bisogno di aumentare il fatturato o diminuire i costi (basta saper fare addizioni e sottrazioni), ma per impegnarsi davvero in quella direzione bisogna emozionarsi. I numeri sono freddi. Non trasmettono sentimenti, non parlano alla parte emotiva, che in definitiva è quella più umana e che genera le energie migliori. Se usate i numeri e basta, state solo dimostrando ai collaboratori che la vostra decisione non è stata del tutto campata in aria (e ci mancherebbe altro…). Se volete convincerli davvero, tirarli a bordo come si vuol dire, smettete di spiegarla coi soli numeri, e parlate di valori. Avete solo da guadagnarci.

Se poi volete capire quali valori, e come fare a trasmetterli, eccoci qua: ci siamo noi coach.

Roberto Rigati

Leggete il mio libro: “Si fa presto a dire manager

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