Quanti tipi di coaching esistono?

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Nel tempo si sono affermati, e vengono comunemente riconosciuti, diversi tipi di Coaching a seconda del tipo di Cliente e degli obiettivi che si pone. La tecnica però rimane la stessa. Quello che cambia è l’esperienza, la conoscenza specifica che il Coach ha maturato nel seguire clienti in quell’ambito specifico. Ecco un breve elenco dei tipi più diffusi di coaching.

LIFE COACHING: è il caso in cui il cliente si rivolge al Coach per migliorare qualche aspetto della sua vita privata (ad esempio, vuole smettere di fumare, o diventare più ordinato nel gestire la casa, laurearsi, trasferirsi in un’altra città, o migliorare le proprie relazioni con la famiglia (cfr. il Family Coaching, più sotto).

COACHING SPORTIVO: qui siamo davanti a clienti che di solito sono atleti professionisti, o addirittura squadre (e allora si parlerà di Team Coaching Sportivo). La loro più tipica motivazione è costituita dal migliorare le proprie prestazioni in gara o in allenamento, o di apprendere efficacemente una nuova tecnica, un diverso gesto atletico. Oppure, di essere accompagnati nel recupero fisico-tecnico-motivazionale dopo una assenza importante dalle competizioni (di solito per infortunio).

CORPORATE ED EXECUTIVE COACHING. il Cliente è un dipendente o collaboratore di un’Impresa. S’intende che l’azienda ha deciso (e paga) il Coaching a un suo dipendente, per obiettivi specifici, mentre nell’Executive Coaching siamo davanti a un cliente che ha deciso in autonomia di rivolgersi a un Coach e – benché sia l’azienda a pagare – la decisione è sua e solo sua (in questi casi per ovvie ragioni il Cliente è un dirigente, o comunque una persona di responsabilità assimilabili a quelle di un dirigente – “Executive” in inglese).

BUSINESS COACHING. Il Cliente è un imprenditore o professionista, che desidera iniziare un nuovo business, o riorientare il business esistente in senso strategico od organizzativo online-apteekki.com. E’ assai probabile che il Cliente stesso, come imprenditore, si trovi davanti a una sfida per lui nuova, e che come tale egli si trovi a dover adeguare il proprio approccio manageriale. E non di rado, di correggere taluni tratti del proprio carattere.

CAREER COACHING. Certo, nel termine Career (carriera) c’è forte il senso dell’ambizione: e spesso è così, il Cliente vuole trovare il modo per scalare la catena gerarchica, aumentare le proprie responsabilità e il proprio prestigio oltre ovviamente al proprio reddito. Però è frequente anche il caso di chi vuole proprio riorientare la propria esistenza professionale, cercando nuovi stimoli e costruendosi una differente identità di mestiere. Alla ricerca di maggior gratificazione, o magari (non è raro) di una miglior compatibilità tra impegno lavorativo e benessere privato.

TEAM COACHING (e Coaching di Gruppo). È un caso particolare, che capita di affrontare soprattutto ai Coach che lavorano con le aziende. Qui il Cliente non è una persona, ma un piccolo gruppo di persone: normalmente, da tre a sei-sette.

FAMILY COACHING. Ovvero, la famiglia come sistema umano, microcosmo di relazioni, intreccio di affetti ed interessi, di attrazioni e conflitti. Di solito, va approcciato come nel caso del team Coaching. Ma è tutt’altro che infrequente il caso dei genitori che “prescrivono” il Coaching al figlio/figlia adolescente, che è “difficile”, “ribelle”, o che presenta carenze scolastiche o comportamenti che i genitori giudicano allarmanti. Anche in questa eventualità, come nel Corporate Coaching, il Coach si trova davanti a una situazione nella quale il committente (chi paga) e l’utente (il Cliente) non sono la stessa persona. Con una difficoltà in più: il Cliente spesso è un adolescente, o comunque un giovanissimo, che non si fida degli adulti, Coach compreso … Simile è la situazione del marito o moglie che ha “trascinato” il coniuge davanti al Coach nella speranza di risolvere una spinosa situazione di coppia, con l’obiettivo dichiarato di “salvare il matrimonio”, ma con quello inconfessato di far cambiare comportamento o atteggiamento al partner (che in realtà vorrebbe veder “colpevolizzato”).

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